Edoardo LisiStorie, scelte, tempo
Un racconto dal romanzo

Per oggi tiene

Samir vuole diventare famoso. Intanto vorrebbe giocare a calcetto.

Mauro mi portò in un centro educativo al piano terra di un edificio comunale. C’erano sedie spaiate, un calcetto senza una manopola, due computer vecchi e una porta con scritto “Sportello ascolto” su un foglio stampato male.

Dentro c’erano tre ragazzi. Uno giocava con il telefono. Uno faceva finta di studiare. Una ragazza disegnava su un quaderno.

«Lui chi è?» chiese.
«Uno che fa domande», disse Mauro.
«Allora è della polizia?»
«Peggio. Politica.»

Lei fece una smorfia.

«Basta che non ci faccia un discorso.»

Scrivevo discorsi per il Palazzo. Mi sedetti a un tavolo e Mauro completò le presentazioni. Nessuno dei ragazzi sembrò particolarmente colpito.

Il ragazzo col telefono si chiamava Samir. Lo seppi perché Mauro gli disse di smettere di fare lo scemo e Samir rispose che non stava facendo lo scemo, stava lavorando sulla sua immagine pubblica.

«Che lavoro fai?» gli chiesi.
«Sto diventando famoso.»
«In che campo?»
«Dipende da cosa funziona.»

La ragazza rise senza alzare la testa.

«Lui diventa famoso da tre anni.»

Samir le lanciò una pallina di carta.

Mauro mi fece cenno di seguirlo nello stanzino accanto. Aprì un armadio e tirò fuori alcuni fascicoli.

«Questo progetto scade a giugno.»
«E dopo?»
«Vediamo.»
«Ha chiesto il rinnovo?»
«Certo.»
«Risposta?»
«Serve un’integrazione. Poi devono valutare. Poi c’è il passaggio in giunta. Poi bisogna capire le risorse.»

Il ragazzo col telefono bussò al vetro.

«Mauro, il calcetto è rotto.»

Mauro aprì la porta.

«È rotto da due anni.»
«Appunto, è ora che lo aggiusti.»
«Chiedi al Parlamento.»

Samir mi guardò.

«Lei aggiusta i calcetti?»
«No.»
«Allora a cosa serve?»

Samir rimase a guardarmi in attesa. Nessuno rise, neppure lui, e mi accorsi che non potevo cavarmela riconoscendogli soltanto una buona battuta.

«Non lo so ancora», dissi.

Samir mi studiò per un secondo.

«Almeno è sincero.»

Poi tornò dentro.

Passammo il resto del pomeriggio lì. Una ragazza finì un disegno. Un ragazzo fece due esercizi e poi mentì dicendo di averne fatti cinque. Dopo un po’ cominciò il terzo.

Il giorno seguente, in Parlamento, partecipai a una riunione su un pacchetto sicurezza. Un deputato chiese quali misure fossero “più comunicabili”. Un consulente suggerì di inserire nel titolo la parola “stretta”.

«E il prima?» chiesi.

Si voltarono.

«Il prima cosa?»
«La prevenzione. I servizi. I luoghi aperti.»
«Certo», disse uno. «Importantissimo.»

Poi guardò il foglio.

«Però adesso dobbiamo chiudere il testo.»

Uscendo trovai sul telefono una foto mandata da Mauro. Il calcetto del centro era stato riparato con nastro adesivo e una vite diversa dalle altre. Sotto aveva scritto: “Per oggi tiene”.

Edoardo Lisi è un nome di penna. Il narratore del romanzo appartiene alla finzione. La firma e il progetto.