Quanto costa
«ripassi domani»?
Una frase breve può occupare una giornata intera. Dipende da chi la pronuncia e da chi deve tornare.
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Microstoria originale. Situazione di finzione.
Dopo la morte del padre, Edoardo trova una cartellina blu. Dentro riconosce il costo delle attese. E le parole con cui, per anni, ha aiutato altri a far aspettare.


Sergio Lisi aveva un’officina. Suo figlio scriveva discorsi per il Palazzo. Tra una fattura rimasta aperta e una promessa pronunciata bene, Edoardo comincia a vedere il proprio posto nella storia.
«Non mi hanno sconfitto quelli più bravi. Mi hanno sconfitto quelli che potevano aspettare più di me.»
Il racconto attraversa corsie, imprese e quartieri, incontra chi aspetta e chi può decidere. La domanda diventa difficile soprattutto quando riguarda chi la sta facendo.
Edizione in preparazione. Qui arriveranno gli aggiornamenti sull’uscita.
Comincia dalla prima pagina ↗Tre modi di guardare
le giornate che viviamo.
Una frase breve può occupare una giornata intera. Dipende da chi la pronuncia e da chi deve tornare.
Microstoria originale. Situazione di finzione.
La tentazione di rimandare una decisione diventa più riconoscibile quando siamo noi a poterlo fare.
Microstoria originale. Il narratore del post non è una biografia dell’autore.
Una riparazione evita un acquisto. A volte conserva anche il rapporto tra un negozio e la sua strada.
Microstoria originale ispirata ai temi del romanzo.

La stanza era la stessa. L’attesa anche. Per qualche minuto, però, quell’uomo ebbe qualcuno a cui dire che cosa gli stava succedendo.
Ci sono decisioni piccole che rendono una giornata meno difficile. Raccontarle significa dare spazio anche alla fiducia che nasce quando qualcuno ci dedica del tempo.
Una scena di finzione, dai temi del progetto.
La prima menzogna che mi insegnarono fu che mio padre aveva fallito.
Dissero che non aveva saputo adattarsi al mercato, che i tempi erano difficili per tutti e le regole, in fondo, erano regole. Lo dicevano senza alzare la voce, con la pazienza di chi sta spiegando una cosa ragionevole. A furia di sentirli, cominciai anch’io a pensare che chi restava indietro dovesse prima di tutto chiedersi dove aveva sbagliato.
Io ci credetti per molti anni.
Avevo vent’anni e mi vergognavo di lui proprio quando avrei dovuto cercare di comprenderlo. Davanti a chi parlava difficile si impacciava; io lo vedevo tornare dall’officina con le mani spaccate e la schiena piegata, ostinato a non chiedere aiuto, e scambiavo anche quel silenzio per una prova contro di lui.
Estratto della versione in seconda lettura, 28 ottobre 2026.
È il nome di penna con cui viene firmato Il Ragioniere delle Ombre. Il libro è un’autobiografia apocrifa: il suo narratore appartiene alla finzione. Questo spazio raccoglie il romanzo e nuovi appunti sul tempo, sul lavoro e sulle scelte che entrano nella vita degli altri.
Progetto letterario autonomo, senza collegamenti con altri autori o professionisti omonimi.