Edoardo LisiStorie, scelte, tempo
Politica quotidiana · Racconto satirico

Il tavolo tecnico

Una riunione per ridurre le attese, una scala al buio e un autobus da prendere. Un racconto satirico di Edoardo Lisi.

La riunione per ridurre i tempi d’attesa cominciò con venticinque minuti di ritardo. Il coordinatore si scusò: era stato trattenuto a un tavolo sulla semplificazione.

Marta aveva portato un foglio con gli orari dell’autobus. Doveva andarsene alle quattro e quaranta, anche se la riunione non fosse finita. Aveva provato a spiegarlo alla segretaria, che le aveva risposto di non preoccuparsi: si trattava soltanto di un incontro preliminare.

Quando tutti si furono seduti, il coordinatore disse che era importante ascoltare i cittadini. Marta aspettò che finisse di dirlo.

«La luce sulle scale è ancora spenta», disse.

Il coordinatore annuì. «Il tema dell’illuminazione è assolutamente centrale.»

«Al terzo piano abita mio padre.»

«Infatti. Dobbiamo ragionare sulle fragilità.»

Il tecnico, che fino a quel momento aveva tenuto la giacca sulle ginocchia, chiese di quale edificio si parlasse. Marta disse la via. Lui cercò una mail sul telefono e la mostrò al collega: il lavoro risultava autorizzato. Mancava il contatto di chi poteva aprire il locale dei contatori.

«Le chiavi le ha mio padre», disse Marta. «È scritto nella prima segnalazione.»

Il tecnico scorse la conversazione. La prima segnalazione non era allegata. C’era invece l’invito alla riunione, inoltrato tre volte.

«Mi dà il numero?»

Marta glielo dettò. Per un momento la riunione sembrò in pericolo: avrebbero potuto concludere qualcosa prima di aver approvato il metodo di lavoro.

Il coordinatore intervenne per chiarire che il singolo caso era utile, ma bisognava evitare di perdere la visione d’insieme. Propose di raccogliere le criticità in un documento condiviso.

Il tecnico gli fece presente che il guasto era già nel documento condiviso.

«Appunto. Dobbiamo valorizzare quello che c’è.»

Marta guardò l’ora. Le quattro e trentuno.

Il tecnico abbassò il telefono. «Per domani non glielo posso promettere. Ho una squadra sola e c’è un intervento rimasto a metà. Però adesso so chi chiamare per entrare.»

«Chiama anche se non venite?»

Lui esitò, poi annuì.

Il coordinatore domandò se ci fossero altre osservazioni. Un uomo in fondo alla sala disse che era tutto collegato e cominciò dal dopoguerra. Marta raccolse la borsa.

Nel verbale provvisorio trovarono posto l’ascolto, le fragilità e la visione d’insieme. La telefonata era troppo piccola per diventare un punto all’ordine del giorno.

Il giorno dopo il padre di Marta chiamò alle undici.

«Hanno telefonato. Vengono giovedì.»
«Te l’hanno detto loro?»
«Sì.»

Fece una pausa.

«Tu la torcia lasciala qui, però.»

Edoardo Lisi è un nome di penna. Il narratore del romanzo appartiene alla finzione. La firma e il progetto.